sabato 7 giugno 2014

Le memorie di un partigiano sovietico in Romagna

Mentre fioriscono le iniziative  per il  “giorno della memoria”,  giunge nelle librerie un piccolo ma prezioso volume: “La Stella Garibaldi. Memorie di un partigiano sovietico in Romagna- 1943-1945”, scritto  da Sergej Sorokin.
Rintracciato qualche anno fa dal ricercatore Marco Renzi dell’Istituto di Studi e di Ricerche  della Civiltà Appenninica (Sestino), insegnante presso l’Istituto comprensivo di Badia Tedalda, fu fatto “rientrare” dalla Russia, dove era stato pubblicato in lingua patria nel 1969. Ora viene edito in italiano con testo in lingua originale a fronte,  per iniziativa di Nicola Fedel, della “Fondazione Riccardo Fedel-Comandante Libero”, con introduzione, appunto, di Marco Renzi.
Sorokin fu ufficiale dell’Armata Rossa, deportato dai tedeschi in Italia e, fuggito dai campi di concentramento, divenne partigiano in Romagna col nome di battaglia Sergio. E’ un aspetto della resistenza italiana poco studiato e pertanto anche per questo l’agile volumetto riveste particolare importanza. Esso fa riferimento – e da qui l’interesse della Fondazione “Comandante Libero”- non solo a vari avvenimenti  ma al ruolo e alla fine di questo importante personaggio della resistenza italiana- Libero – deceduto in situazioni non chiare.
Dalla Pianura Padana, fino ai Mandrioli, poi già nelle valli tra Marecchia e S.Piero in Bagno: “Il quartier generale dei partigiani si trovava in due casette. Ci avevano detto che prima della guerra lì c’era l’osservatorio. Ci accolse il compagno Libero, futuro comandante della 8° Brigata Garibaldi…Capitano dell’esercito italiano, era passato dalla parte della Resistenza ed era diventato antifascista”.
Il gruppo dei deportati russi diventa parte attiva della resistenza nelle avanguardie e dentro le Linea Gotica, ed è davvero esemplare il racconto della vita quotidiana, degli strattagemmi, delle “scoperte” della vita sui monti, dell’affratellamento tra italiani e questi che comunque sognavano le distese abbandonate e insanguinate della loro Russia.
La zona d’azione più impegnativa della Brigata comandata da Libero andava da San Paolo, a San Piero in Bagno, Santa Sofia, Galeata, Bibbiena, Camaldoli e la pedemontana del Passo dei Mandrioli.
Un ruolo importante i partigiani russi l’ebbero anche nella battaglia di Calanco (Valmarecchia), preludio della strage di Fragheto e all’eccidio del Ponte Otto Martiri (tra i quali un aretino) e successiva scomparsa, appunto, del comandante Libero, per l’anagrafe Riccardo Fedel, cui Sergio dedica più momenti del diario.
Sergio, venuto in Italia vent’anni dopo la fine del conflitto, torna sui luoghi delle battaglie, nelle borgate  dei vecchi amici. Riceve onorificenze altamente significative, insieme alla “Stella d’oro garibaldina”, dalle città di Forlì, Firenze, Prato e Bologna.
Un testo, tante storie che hanno lucidità narrativa e il merito di ricordare i valori della Resistenza, contro regimi  che hanno umiliato l’Uomo.  “Ad ogni modo- conclude il volume – speriamo che sopra la nostra terra fluttuino ancora nuvole di pace, che brilli un carezzevole sole, che su di essa cresca il grano, e che la brava gente possa continuare a vivere in pace”. 
di Giancarlo Renzi Da Arezzo Notizie
http://www.arezzonotizie.it/magazine/le-memorie-partigiano-sovietico-laretino-la-romagna/

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